 Il dato, visto da lontano, appare come positivo. Secondo quanto reso noto dall'Inps, nel mese di gennaio le ore di cassa integrazione utilizzate realmente dalle aziende sono state il 45,7% di quelle autorizzate.
Si tratta di uno scenario migliorato, spiega l'Inps, visto che i livelli di effettivo utilizzo della cassa a gennaio è di 30 punti percentuali al di sotto rispetto al mese di gennaio del 2008 e del 2009. Per capire, un anno fa a fronte di 100 ore di cassa integrazione, se ne consumavano in realtà ben il 77%. Non solo, nonostante tutto la media annuale del 2009 si è comunque attestata a livelli più bassi, ovvero al 60% circa.
La critica della CGIL
“Quella dell’Inps è una lettura ottimistica dei dati, senza alcuna ragione obiettiva”, commenta però Fulvio Fammoni, segretario confederale della CGIL. “Peccato - aggiunge il dirigente sindacale - che nella nota si ometta di dire che la richiesta di ore nei primi mesi del 2010 è stata così alta (a marzo + 133,88% rispetto ai primi tre mesi del 2009) che anche un eventuale tiraggio come quello richiamato da un risultato di utilizzo reale della cassa più alto del 2009”.
“Pertanto - conclude Fammoni - nonostante un tiraggio più basso le ore di cassa effettivamente utilizzate dalle aziende sono più di quelle dello scorso anno a partire dal mese di gennaio”.
Per i comuni mortali, le ore richieste di cassa integrazione da parte delle aziende in crisi è stata così alta che, anche realmente usate a livelli più bassi, alla fine fanno crescere il monte delle ore di intervento pubblico.
La Bce: bene uso della CGIL
Per fortuna, verrebbe da dire. Perché proprio ieri la Banca centrale europea - nel Rapporto 2009 - ha spiegato che Italia e Germania hanno visto un boom della disoccupazione meno violenta negli ultimi due anni proprio grazie alla cassa integrazione, che di fatto ha permesso a molti lavoratori di rimanere ancorati come dipendenti.
Non a caso la Bce sottolinea le ampie differenze, con diversi paesi (in particolare Irlanda e Spagna) che hanno visto forti aumenti dei rispettivi tassi di disoccupazione, e altri con incrementi modesti nonostante ampie cadute della produzione (soprattutto Germania e Italia).
Fonte miaeconomia.it |