 E' andata come peggio non poteva, il giochetto delle parti tra la Commissione Ue e il governo italiano ha portato all'unico risultato nel mirino di tanti: dal primo gennaio 2012 - nel giro di una notte - di colpo le donne impiegate nel settore pubblico dovranno aspettare i 65 anni per andare in pensione.
Un salto di 4 anni - senza nessun passo intermedio - che sarà inserito nella manovra del governo (anche qui come indicato dall'Ue) che però si affrettato a dire che il risparmio sarà di appena 1,45 miliardi in dieci anni. Non sia mai che il sacrificio delle addette nella Pubblica amministrazione possa avere almeno un minimo risvolto positivo, così la manovra (e tutti i tagli previsti) non saranno rivisti.
La stima del governo - infatti - dice che l'aumento dell'età pensionabile riguarda appena 25mila donne, e che i risparmi saranno usati per le politiche di conciliazione tra lavoro e famiglia, con un fondo ad hoc dedicato appunto alle donne. Il ministro della Pubblica amministrazione - Brunetta - dal canto suo ci tiene a sottolineare che la nuova norma non colpirà che ha maturato i requisiti per la pensione nel 2011.
Questo dovrebbe garantire i diritti maturati anche alle donne che al 31 dicembre 2011 avessero la possibilità di andare in pensione ma decidessero di proseguire il loro lavoro. Il bello è che il ministro del Lavoro - Sacconi - sottolinea come già oggi le donne in media nel settore pubblico vadano in pensione a 62,3 anni di età, perché fanno più fatica degli uomini a mettere assieme gli anni di contribuzione. Il guaio è che le pensioni del settore pubblico sono sotto assedio.
Oltre alle richieste (soddisfatte) da parte dell'Ue sull'età pensionabile delle donne, si aggiungono anche i provvedimenti di finanza pubblica come la finestra unica di 12 mesi e il pagamento a rate della liquidazione, un quadro che secondo alcune stime potrebbe portare alla fuga di 100mila statali (contro 90mila di media) con costi per oltre 10 miliardi ogni anno, contro risparmi per 4 miliardi.
E per finire, anche qui come previsto, Sacconi dice che il caso del settore pubblico non è neanche una premessa per innalzare l'età pensionabile delle donne nel settore pubblico, ma Confindustria si è già detta molto positiva sul provvedimento e ha fatto capire che non sarebbe male fare la stessa cosa nel privato.
Fonte miaeconomia.it |