
Quando la decisione fu presa si era scatenata una ridda di polemiche, poi con il tempo (e come al solito) il divieto delle cosiddette vendite allo scoperto e' stato dimenticato un po' da tutti. Da tutti ma non dall'Unione europea.
La Commissione ha convocato alcuni economisti del Fondo monetario internazionale proprio per avere una loro opinione sul tema dello short selling e la risposta - almeno la loro - è stata in pratica una bocciatura. A conti fatti, dicono, la messa al bando di una tecnica del genere non ha portato benefici, "ci sono poche prove circa l'efficacia dell'interdizione alle vendite al dettaglio".
E' quanto si legge nel rapporto per la Commissione, datato 5 agosto scorso e pubblicato nei giorni scorsi, chiarendo che non si tratta della posizione di vertici o paesi membri dell'organizzazione. Esperti che poi hanno aggiunto: "L'efficacia e la qualita' dei mercati si sono infatti deteriorati considerevolmente in seguito all'introduzione di varie interdizioni".
Per ricordare, le vendite allo scoperto (o short selling) e' una tecnica che permette di guadagnare grazie al ribasso del valore di un attivo finanziario (azioni, obbligazioni e via cosi' dicendo). Si prende in prestito l'attivo per poi sperare che il suo valore sia inferiore al momento restituirlo, guadagnando sulla differenza.
Il provvedimento era stato visto come un argine alle ondate improvvise di ribassi nel momento delle grandi tensioni legate alla crisi del debito sovrano europeo, ma il guaio e' che a detta degli stessi economisti del Fmi il divieto e' comunque aggirabile.
La questione - aggiungono - non sarebbe risolta neanche estendendo il divieto a tutti i paesi Ue, perche' anche in questo caso rischierebbe di essere comunque aggirata e un eventuale futuro divieto a livello europeo non avrebbe che marginali effetti positivi.
Fonte Miaeconomia.it
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