 E’ nella genetica che si trova la ciambella di salvataggio degli italiani: la tradizione, che vede primeggiare il comportamento da formica su quello da cicala, e’ riuscita a far traghettare il popolo del BelPaese fuori dalla crisi, senza far navigare a vista. Cosi’, grazie a delle idee molto chiare in tema di risparmio e di investimento, le preoccupazioni sul futuro sono state meno forti. Questa la fotografia che e’ emersa dal Rapporto 2009 sul Risparmio e sui Risparmiatori in Italia, realizzato da Bnl e dal Centro Einaudi
La crisi ha, quindi, parzialmente cambiato il modo di risparmiare ma soprattutto ha reso il risparmiatore prudente. Messe al bando rischiose azioni bancarie e finanziarie, i titoli a reddito fisso, i prodotti a basso contenuto azionario e gli immobili hanno infatti avuto la meglio rispetto ai prodotti finanziari potenzialmente piu’ redditizi ma dall’esito incerto. E cosi’, approfittando del minor costo dei mutui a tasso variabile, le famiglie italiane che ne hanno la possibilita’ hanno scelto di destinare a riserva una maggior quota del reddito disponibile.
Numeri alla mano, sulla base di un campione di 800 famiglie in possesso di un conto corrente, il risultato che emerge dal Rapporto e’ una netta crescita della quota di famiglie che nel corso di quest’anno hanno risparmiato: dal picco negativo del 31% del 2008 siamo saliti oggi al 47%, a fronte di un 53% che non riesce a mettere da parte denaro.
Per circa il 70% del campione, il risparmio e’ giudicato “indispensabile” o “molto utile”, ma solo il 24% “mette risorse da parte per obiettivi specifici”. Inoltre, il 45% degli interpellati non e’ favorevole a correre rischi e il 56% individua nella sicurezza di non perdere il capitale il primo obiettivo del risparmiatore. Non solo, ma meno di un italiano su 10 attribuisce al rendimento da cogliere nel medio-lungo termine un punto di forza nell’investimento del risparmio.
Un’inversione di tendenza caratterizzata anche da una linea difensiva adottata dagli italiani come strategia per il futuro: il risparmio e’, infatti, considerato un baluardo rispetto alle possibili difficolta’ familiari specie all’avvicinarsi di pensioni sempre piu’ magre.
Ma negli italiani e’ scattata anche un’altra molla. Dal momento che errare e’ umano, ma perseverare e’ diabolico, un orientamento del genere e’ perfettamente comprensibile dopo la tempesta finanziaria e le delusioni che negli anni scorsi hanno vissuto i risparmiatori piu’ spericolati o i clienti delle banche meno attente al profilo di rischio-rendimento degli investitori.
Capitolo a parte per tutti quegli italiani che hanno dovuto far ricorso a forme di prestiti. Per Bnl e Centro Einaudi, le famiglie indebitate sono il 33,7% del campione e di queste il 65% ha un finanziamento a breve termine. Mentre circa il 21% e’ pluri-indebiatato.
In generale, il 62,7% ha fatto ricorso al credito al consumo e l’8,9% alla cessione del quinto dello stipendio o della pensione. Ma quasi una famiglia su due (il 47,6%) ha acceso un mutuo per l’acquisto di una casa. Il particolare, oltre il 50% delle famiglie indebitate ha in corso un mutuo a tasso variabile scelto talvolta (17,1%) per una riduzione a breve termine della rata o per l’influenza esercitata dagli intermediari. Va tuttavia rilevato che negli ultimi 12 mesi hanno avuto notevoli difficolta’ di pagamento il 18% delle famiglie con un mutuo, il 23,3% alle prese con prestiti personali o finalizzati e il 36,5% di chi ha ceduto il quinto dello stipendio o della pensione.
Torna, infine, il fattore prudenza analizzando gli italiani alle prese con la casa di proprieta’. Negli ultimi 26 anni, sono passati dal 60% al 75%, con un massimo che ha sfiorato l’80%. Un passaggio ad una societa’ di proprietari avvenuta ‘‘con modalita’ di finanziamento che sono rimaste sempre prudenti’’. In particolare la prudenza nella concessione del mutuo, nel rimanere sempre al di sotto del valore dell’immobile.
Fonte Miaeconomia.it
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