 Il mondo perfetto dell'economia teorica vorrebbe un legame forte tra la ricchezza prodotta da un paese e il suo mercato azionario. Invece a guardare i numeri la relazione e' molto flebile, quasi ridotta a zero, verrebbe da dire. Per tutti il mercato azionario cinese, in 25 anni sono cresciute di un terzo rispetto a quanto e' cresciuta l'economia del paese asiatico.
Smentendo uno dei luoghi comuni classici spesso usato come argomento dai promotori finanziari quando devono presentare le prospettive di un investimento finanziario in paesi emergenti, come la stessa Cina, il Brasile o ancora l'India.
Il ragionamento e' accattivante, visto che le societa' di questi paesi sono in forte espansione quanto meno i dividendi - se non la borsa - cresceranno in modo altrettanto deciso, portando ottimi rendimenti dall'incrocio dei corsi azionari e degli utili distribuiti. Ma dalla teoria alla pratica le cose non stanno esattamente cosi', come sottolinea uno studio di una importante banca svizzera commissionato a tre economici della London Business School.
Lo studio spiega che sul lungo periodo la crescita reale dei dividendi e' stata inferiore a quella del Pil procapite, e questo in pratica in tutti i paesi messi sotto la lente, che siano sviluppati o emergenti. La correlazione rimane negativa anche se si parla di rendimenti reali delle azioni societarie sul mercato azionario in senso stretto.
Gli esempi si sprecano, ad esempio gli Stati Uniti tra il 1985 e il 2009 hanno registrato una crescita reale del Pil del 2,8% medio ogni anno, mentre il rendimento di Wall Street e' stato del 7,3% medio. Nello stesso arco di tempo la Cina e' cresciuta in media del 9,9% medio ma il mercato azionario ha toccato una espansione di neanche un terzo (+2,6% medio annuo) del Pil e di circa un terzo dell'azionario Usa.
Al contrario, il Brasile tra il 1985 e il 2009 ha visto una crescita annuale media (reale) del 2,9%, contro rendimenti in borsa annuali dell'11,1%, al lato opposto la crescita media del Giappone e' stato dell'1,9% mentre in Borsa gli investitori si sono arenati a un +0,2%. Nel report si spiega un concetto a chiare lettere, il Pil non puo' essere usato come riferimento per intuire l'espansione di un mercato azionario, ma va detto che se la ricchezza di un paese si espande, allora ci sono piu' chance che anche la borsa tenga, evitando crolli improvvisi.
Fonte Miaeconomia.it |