 Nei giorni scorsi il fronte è stato riaperto da alcune imprese i cui vertici vedono un po' più lontano. "C'è una inadeguatezza degli stipendi netti dei nostri dipendenti" diceva infatti Andrea Guerra, amministratore delegato di Luxottica. "Sono d'accordo, gli stipendi sono troppo bassi. Quello che arriva a fine mese nelle tasche dei lavoratori è sicuramente troppo poco", aggiungeva Giorgio Squinzi, presidente di Federchimica.
Insomma, la partita dei salari riparte dalla voce più pesante, quella del Fisco, un allarme che già da tempo la Cgil aveva lanciato e che ieri ha ribadito. Che lanciando la sua campagna per l'equità fiscale e la lotta all'evasione, ha fatto notare che sarebbe ora di ridurre la pressione fiscale sul lavoro dipendente e sui pensionati complessivamente per circa 20 miliardi nei prossimi tre anni.
E di farlo subito: con un aumento delle detrazioni per 500 euro da erogare entro marzo e poi strutturalmente con 100 euro di detrazione per i prossimi 3 anni. “Il prelievo fiscale sul lavoro dipendente e sulle pensioni - ha detto Epifani - è il più alto d'Europa. Non è giusto, c’è bisogno di mettere mano a questa iniquità per una questione di giustizia sociale. Bisogna farlo seriamente e bisogna farlo adesso”.
Sul come farlo è stato il segretario confederale, Agostino Megale, a spiegarlo. Secondo la Cgil è possibile attuare una riforma dell'Irpef che in tre anni, dal 2010 al 2012, consenta la riduzione delle tasse a lavoratori dipendenti e pensionati per circa 20 miliardi di euro. Tre, in sintesi, le direttrici sulle quali lavorare: recupero dell’evasione fiscale, imposte sulle grandi ricchezze, un’aliquota sulle rendite finanziarie al 20%.
Fonte miaeconomia.it
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