 La ripresa negli Stati Uniti e’ sempre piu’ un enigma. La scorsa settimana sono stati diffusi i dati, preliminari, quindi si tratta di stime, del Pil nel terzo trimestre dell’anno. Secondo le statistiche del Ministero del Commercio la Produzione interna lorda nel terzo quarto dell’anno sarebbe salita del 2%, meglio dell’1,7% del secondo trimestre ma pur sempre insufficiente per fare ripartire a pieno la macchina economica. Un aspetto importante della crescita riguarda i consumi, saliti del 2,6% rispetto al secondo trimestre dell’anno, la percentuale piu’ alta dal maggio del 2009. E siccome i consumi rappresentano i due terzi del Pil americano, ecco che questo dato di per se' e’ importantissimo.
Peccato che alla prima verifica arrivi subito la smentita. Infatti secondo i dati macroeconomici diffusi ieri sempre dal Dipartimento Usa del Commercio, le spese per consumi sono aumentate a settembre dello 0,2%, la meta’ di quanto atteso dal mercato, ovvero un incremento dello 0,4%. Inoltre i redditi personali sono calati dello 0,1% contro una attesa di aumento dello 0,2%. A questi dati ne e’ seguito altro, nel giro di un’ora, positivo. L’indice Ism manifatturiero a settembre e’ salito oltre le attese degli analisti e la spesa per costruzioni (il settore edilizio e’ un altro anello debole della catena della crescita), e’ cresciuta, sempre a settembre dello 0,5% contro una stima dello 0,1%.
Alla luce di questi risultati contrastanti, ieri Wall Street prima e’ partita in forte rialzo, poi ha fatto marcia indietro, e’ scesa in negativo per poi recuperare nel finale di una frazione decimale finendo dove aveva chiuso venerdi’ sera e giovedi’ sera, mostrando una chiara incertezza di fondo degli operatori. E’ evidente che alla luce di uno scenario tanto complicato anche chi deve prendere delle decisioni per fare ripartire l’economia Usa, la Fed e il Tesoro americano, facciano fatica a trovare il bandolo della matassa. Si va a tentativi e tra oggi e domani la Fed tentera’ la mossa del quantitative easing, ovvero riacquistare bond governativi e legati ai mutui, per una cifra che il mercato stima possa essere tra 500 e mille miliardi di dollari. Ma c’e’ chi punta anche a qualcosa in piu’.
Una massa di liquidita’ che inondera’ il mercato, servira’ a poco all’economia reale, gonfiera’ maggiormente la speculazione finanziaria, e portera’ ancora in basso il dollaro, favorendo le esportazioni e scoraggiando l’import (di fatto una manovra protezionistica camuffata). In questo momento e’ il massimo che Fed e Tesoro Usa possono fare.
Fonte Miaeconomia.it |