 Per ora nulla e' cambiato sul mercato dei cambi, che non ha registrato scostamenti di rilievo. Eppure qualcosa potrebbe presto accadere. Il governo cinese stra sempre piu' spesso lanciando segnali di apertura per allentare il controllo sulla propria valuta, lo yuan, e lasciare che si possa rivalutare (ma non troppo) nelle quotazioni contro le maggiori monete mondiali.
Accade una cosa molto semplice. Gli ultimi dati sull'inflazione a ottobre sono stati visti in modo preoccupante, una crescita dei prezzi del 4,4% (i massimi da 25 mesi), con una incredibile impennata del 10% della componente alimentare.
Da qui la decisione presa la scorsa settimana di iniziare ad asciugare l'eccessiva liquidita' in circolazione nel paese, immessa come nel resto del mondo durante i momenti piu' drammatici della crisi del mercato del credito. Ad esempio le autorita' di Pechino hanno imposto un innalzamento della quota di riserva obbligatoria delle banche. Si parla sempre piu' spesso anche di un aumento dei tassi di interesse ma la natura dell'inflazione in corso, che non e' legata semplicemente a un'accelerazione dei consumi in una economia in fortssima espansione, lascia un po' cauti gli esperti cinesi.
Secondo quanto riporta il quotidiano China Daily nella sua edizione online, un membro del board della People's bank of China (la banca centrale cinese) ha detto che potrebbe essere presa la decisione di allentare il controllo sul cambio dello yuan. IL membro della banca centrale, Li Daokui, avrebbe detto anche a ottobre che lo yuan potrebbe rivalutarsi tra il 3 e il 5%, linea che ha confermato durante un forum economici tenuto a Pechino.
"La rapida crescita dei prezzi - ha spiegato Li Daokui - e' ampiamente spinta da costi sempre piu' alti e non da una domanda in crescita, lasciando spazio allo yuan perche' si rivaluti in modo appropriato rispetto alla crescita delle materie prime", riporta il China Daily. Tradotto, uno yuan troppo debole costringe Pechino a comprare materie prime chiave (tra cui quelle alimentari) a prezzi sempre piu' alti, visto la salita delle quotazioni legate anche al momento del dollaro.
Una debolezza artificiosa che ora Pechino paga con l'inflazione, perche' comprare materie prime in giro per il mondo risulta sempre piu' oneroso. Il giochino dello yuan debole per editto del Partito ha certo aiutato a sbaragliare la concorrenza di mezzo mondo nel settore manifatturiero ma poco a poco sta mostrando la corda.
Lo stesso Li Daokui spiega che lo stellare surplus commerciale della Cina scendera' dai 190 miliardi di dollari del 2009 ai 180 miliardi di quest'anno, portando il suo peso sul Pil ad appena il 3,5% delle stime per il 2010. Lontanissimo dal 7,9% che si registrava nel periodo subito precedente la crisi mondiale del 2008.
Fonte Miaeconomia.it |