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CESSIONE DEL QUINTO - FINANZIAMENTO

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26/10/2010 - La crescita della Germania problema europeo

Il governo tedesco ha sbagliato le stime di crescita. Ad aprile aveva previsto un incremento del Pil per il 2010 dell’1,4%, a tre mesi dalla fine dell’anno le stime sono state alzate al 3,4%, oltre il doppio delle previsioni. Un errore che tutti i governi vorrebbero fare e che ha anche qualche aspetto negativo.

La crescita della Germania e’ inaspettata ed e’ sostenuta in buona parte dall’export, in particolare verso i paesi emergenti asiatici e dell’america latina, due aree che hanno reagito prima e meglio alla crisi che ha attanagliato le economie nel biennio 2008-2009. Secondo il governo tedesco le esportazioni saliranno del 15% quest’anno e dell’8% nel prossimo. Sempre secondo le stime nel prossimo quinquennio il Pil tedesco avra’ una media di crescita del 2%.

Non e’ solo l’export, tradizionale punto di forza dell’economia della Germania, che contribuisce alla crescita, iniziano a risvegliarsi anche i consumi interni. Se per quest’anno l’incremento dei consumi sara’ dello 0,1% per il prossimo salira’ all’1,1%. La domanda interna salira’ del 2,4% per quest’anno e dell’1,3% per il prossimo anno, risultati che si otterranno anche grazie alla rapida discesa della disoccupazione che induce a maggiore ottimismo le famiglie e quindi a maggiori consumi.

Tutto bene quindi per la Germania, molto meno per il resto dell’Europa. La crescita dell’economia tedesca e’ quasi un caso isolato che fa fatica a trasmettersi agli altri paesi dell’Eurozona ed influisce pesantemente sugli equilibri monetaria del Vecchio Continente. Per esempio, quando sono state diffuse le stime al rialzo del Pil di Berlino, l’euro si e’ immediatamente apprezzato contro il dollaro portandosi oltre la soglia di 1,40. A dimostrazione che la divergenza nella crescita potrebbe mettere in forte imbarazzo la Bce nella scelta della politica monetaria da adottare per il prossimo futuro. Si corre il rischio che la forza della Germania spinga ulteriormente in alto la moneta unica, frenando l’export europeo e favorendo l’import, e possa spingere la Banca Centrale a rialzare i tassi, danneggiando la debole crescita degli altri paesi.


Fonte Miaeconomia.it

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