 La crisi ha tagliato le gambe a quasi 400mila lavoratori negli ultimi due anni, ma a pagare il prezzo più alto sono stati gli stranieri, i giovani e le donne. E' quanto rivela un’analisi condotta dalla Cgia di Mestre che ha focalizzato la sua attenzione sulle tre categorie ritenute più esposte ai licenziamenti. Ottenendo delle conferme, a cominciare dagli stranieri.
Infatti negli ultimi 2 anni la crisi economica ha aumentato l’esercito dei disoccupati presenti nel nostro territorio di quasi 389mila persone, di queste circa il 27,4% non è cittadino italiano. Non solo, se è vero che gli extracomunitari sono la categoria più colpita dai tagli, la situazione è pesante anche per i giovani, il 23% del totale dei licenziati ha infatti tra i 15 e i 24 anni, mentre un altro 19,2% è composto dalle donne.
“In questi ultimi 2 anni – avverte Giuseppe Bortolussi, segretario della Cgia di Mestre – la variazione percentuale di crescita del numero dei disoccupati stranieri è aumentata del 63,1%, contro il 22,8% dei giovani e l’8,3% delle donne".
Se il quadro è pesante per le donne e per i giovani, senza dubbio le prospettive per gli immigrati sono devastanti. Non a caso Bortolussi aggiunge: "Molti di questi stranieri sono extracomunitari che con la perdita del posto di lavoro conservano la validità del permesso di soggiorno sino alla sua scadenza".
Una volta superato questo termine, possono eventualmente chiedere il rilascio di un permesso per attesa occupazione avente una durata massima di altri 6 mesi. Dopodiché, se non hanno trovato una nuova occupazione, devono ritornare nei loro Paesi di origine. "Si pensi – conclude Bortolussi – che oggi in molti Centri per l’Impiego veneti dell’alta padovana o del trevigiano, storicamente zone di piena occupazione, il 35-40% degli iscritti nelle liste di disoccupazione è di nazionalità straniera”.
Se non ce la faranno a rientrare nel Paese di provenienza, c’è il serio pericolo che molti di questi “scivolino” nella clandestinità, con conseguenze sociali e di ordine pubblico molto preoccupanti. Alla luce di ciò, ribadiscono gli artigiani mestrini, si pone anche il problema di ripensare la politica dei flussi migratori. Se i disoccupati stranieri sono sempre di più, appare evidente che in qualche modo bisognerà ridurre il numero di ingressi, cercando di coprire le richieste occupazionali delle aziende con coloro che sono già presenti nel nostro territorio.
Fonte Miaeconomia.it |