 E' quanto emerge da un'indagine condotta da Bankitalia sulla "Mobilità del lavoro in Italia", che apre un quadro che già si intuiva ma non con queste dimensioni epiche. Già, perché in tutto - tra il 1990 e il 2005 - hanno lasciato il Sud per andare nel Settentrione quasi 2 milioni di persone.
Un quadro desolante, che sembra offrire una prova dell'abbandono della cosiddetta questione meridionale, che per un secolo ha agitato il dibattito della politica italiana.
Non a caso Bankitalia dice che "il Mezzogiorno diventa sempre meno capace di trattenere il proprio capitale umano, impoverendosi della dotazione di uno uno dei fattori chiave per la crescita socio-economica regionale".
Non è tutto. Mentre la scelta di emigrare qualche decennio fa significava guadagnare come contropartita una certa sicurezza, oggi le cose non stanno più così, dicono gli esperti della Banca d'Italia: "I nuovi rapporti di lavoro e la diffusione dei contratti a termine hanno inciso sugli incentivi alla mobilità geografica, rendendo più incerto il rendimento atteso dallo spostamento".
Tradotto, accetti il sacrificio di andare via ma alla fine non ottieni neanche la contropartita di un lavoro stabile. Al punto che - dice l'indagine - se una volta era l'emigrato che sosteneva la famiglia rimasta del luogo d'origine, oggi è l'esatto opposto, tocca ai genitori aiutare il giovane fino al suo inserimento nel lavoro.
Fonte Miaeconomia.it
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