 Con buona pace dei miti degli Anni 90 la flessibilità estrema è servita solo a mandare a casa gli addetti in modo più semplice. E' quello che sta accadendo un po' a tutti i lavoratori con i contratti atipici, che sono stati letteralmente spazzati via con la crisi.
Sta accadendo anche nei call center, considerati spesso la patria della flessibilità più estrema. Il sindacato Slc Cgil prevede infatti per il 2010 la perdita di qualcosa come 15-16mila posti sugli 80mila attualmente impiegati a tempo indeterminato in Italia, l'accetta si chiama spesso delocalizzazione, esternalizzazione e anche dumping.
"Probabilmente le dimensioni di questa crisi saranno più grandi, poiché non si hanno stime attendibili sulle cessazioni di contratti di apprendistato, inserimento, a termine, in collaborazione a progetto", sottolineano alla Slc Cgil, durante l'assemblea nazionale dei quadri e delegati call center. Come dire, la gingla contrattuale nel settore dei call center non permette piu’ neanche una seria rilevazione dell’occupazione nel comparto perche’ la chiusura dei rapporti di lavoro può avvenire in modo sotterraneo.
Emilio Miceli, segretario nazionale Slc Cgil ha chiesto un tavolo con il Governo e la cancellazione della norma sull'Irap, prevista nella manovra finanziaria, che “facilita gli avventurieri che stanno affossando il settore e che rischiano di trascinare in una terra di nessuno anche gli imprenditori dal comportamento virtuoso”.
Fonte miaeconomia.it |