Cessione del quinto, finanziamento


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CESSIONE DEL QUINTO - FINANZIAMENTO

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21/10/2010 - La sorpresa dei tassi cinesi

E' stata una decisione a sorpresa, le autorita' economiche della Cina il 19 ottobre hanno aumentato i tassi sui depositi a un anno di 25 punti base al 2,5% mentre quelli sui prestiti si portano cosi' a 5,56%. Una decisione che non si vedeva a Pechino dal 2007 e che ha sorpresa un po' tutti.

La spiegazione ufficiale potrebbe essere coerente: la banca centrale cinese teme una economia comunque surriscaldata per un eccesso di espansione, una inflazione in salita e il riversamento di enormi liquidita' verso il settore immobiliare, con una forte pressione rialzista sui prezzi delle case.

Se qualcuno fa notare che, almeno fino a oggi, l'inflazione si e' fermata a un normalissimo 3% annuale (per una economia in espansione) la risposta e' che il governo cinese vorrebbe che i suoi cittadini lasciassero piu' soldi in banca, piuttosto che spingerli verso l'azionario e l'immobiliare. Da qui, dicono alcuni esperti, e' probabile che arrivino altri rialzi dei tassi, anche se in modo graduale, nel giro di un anno ci sono analisti che prevedono altri tre ritocchi.

Eppure c'e' un effetto paradossale. Di solito in una economia aperta il rialzo dei tassi fa rivalutare la propria valuta, perche' ci sono attese di maggiori rendimenti da quella banconota. Ieri, dopo l'annuncio di Pechino, lo yuan invece si e' indebolito in modo deciso e alla fine una decisione che appare coerente con la richiesta di mezzo mondo di apprezzare la valuta cinese si sta rivelando – anche qui per ora - nel suo esatto contrario.

Oltretutto la Cina vuole scongiurare un afflusso senza controllo di capitali esteri (pagati in yuan) e questa mossa potrebbe aiutarli, visto che ormai le riserve valutarie importanti sono arrivate a oltre 2.600 miliardi di dollari, di cui 194 accumulati in un solo trimestre.

Una cosa e' certa, la Cina con la sua politica di uno yuan tenuto basso in modo artificiale sta rischiando di entrare in un bivio pericoloso: insistere con bassi tassi e moneta debole per avvantaggiare l'export a danno degli altri (politica seguita anche dagli Usa) oppure ritoccare ancora la politica monetaria per evitare una bolla speculativa nel settore immobiliare e del credito, sulla scorta di quanto avvenne in Giappone nei primi Anni 90.

Fonte Miaeconomia.it

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