 Il dato, in un paese che vede le pensioni di vecchiaia in media sotto i mille euro al mese, si fa preoccupante: secondo le stime pubblicate da Il Sole 24Ore dal primo gennaio il meccanismo dei nuovi coefficienti porterà a un taglio tra lo 0,8 e il 3,7% se calcolati con il sistema misto o solo con quello contributivo.
Un dato che non sorprende i sindacati, anche se il governo in parte smentisce (il ministro Brunetta, che invece parla di crescita) oppure rassicura (Tremonti, che non vuol sentir parlare di tagli).
Eppure già qualche giorno fa la Cgil aveva lanciato un suo allarme, pubblicando una sua stima secondo cui “l’applicazione automatica dei nuovi coefficienti di calcolo del montante contributivo si perderà, dal 1 gennaio del prossimo anno, circa il 3% della pensione rispetto a chi va in pensione oggi con il sistema misto, cioè contributivo e retributivo”, come sottolineava la segretaria confederale della Cgil, Morena Piccinini, sostenendo che “la perdita secca sarà ancora più consistente rispetto a coloro che vanno in pensione con il sistema retributivo”.
Non solo, chi va in pensione il prossimo anno a 60 anni d’età e 29 di contributi con il sistema misto perderà il 7,28% rispetto a chi ci andrà con il sistema retributivo, a fronte del 4,6% di perdita per chi va in pensione oggi con il sistema misto e i coefficienti attuali.
E se il governo smentisce una ipotesi de genere, va ricordato che la revisione dei coefficienti fu lanciata dalla riforma Dini del '95, che prevedeva un intervento ogni 10 anni, per stare al passo con l'andamento della vita media. Ma la scadenza del 2006 non è arrivata ma intanto è stato stabilito di far scattare i nuovi coefficienti a partire dal 2010 e di aggiornarli ogni tre anni.
Fonte Miaeconomia.it
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