 La crescita del Pil Usa del 5,7% nel quarto trimestre dello scorso anno, fa impressione. Non a caso una progressione simile non avveniva dal lontano 2004. Un balzo che ha permesso all’economia americana di chiudere il 2009 con un calo del prodotto interno lordo del 2,4%, la piu’ forte contrazione dell’economia dal 1946 ma inferiore alle previsioni che ad inizio 2009 stimavano un calo del Pil tra il 4% e il 5%.
Eppure non e’ tutto oro quello che luccica e la flessione di Wall Street di venerdi’ dopo l’iniziale rialzo ha una ragione precisa. Il pessimismo deriva da come nasce questa insperata crescita del Pil. Del 5,7% di incremento il 3,3% e’ dovuto alla crescita delle scorte di magazzino e solo il 2,4% e’ spiegato dall’incremento della domanda di consumo. Non a caso la spesa per consumi a dicembre e’ salita dello 0,2% su base mensile, contro un tasso stimato dello 0,1%.
In consumi sono un pilastro dell’economia americana rappresentando da soli i due terzi dell’intero prodotto interno lordo. Mentre la ricostituzione delle scorte di magazzino e’ un fatto occasionale, non porta effetti positivi sull’occupazione a meno che non vi sia una attesa di crescita delle vendite e successivamente dei consumi; ma questa visione non fa parte dello scenario attuale.
L’amministrazione Obama ha sparato oramai tutte le sue cartucce per favorire la crescita economica. Se il piano di sostegno all’economia non produce l’effetto di fare risalire l’occupazione e quindi i consumi privati delle famiglie americane, la ripresa attuale rischia di essere un semplice rimbalzo e a fine 2010 o al piu’ tardi ad inizio 2011 ci potrebbe essere il rischio del verificarsi dello scenario del double dip, ovvero di una nuova ricaduta dell’economia Usa in recessione.
Fonte Miaeconomia.it |