
La questione ha del paradossale, da inizio anno ormai l'attivita' di fusione e acquisizione ha quasi toccato quota 200 miliardi di dollari e sembra in grado di puntare al record storico di 277 miliardi visto nel 1999. Con una differenza, il 2010 e' in scia a una tremenda recessione e crisi finanziaria, la borsa non e' esattamente a massimo della sua stabilita'.
Eppure le aziende continuano a lanciare offerte, non sempre amichevoli perfino nel mese di agosto, che di solito e' molto tranquillo. A prima vista e' uno scenario positivo, le imprese ritrovano fiducia e si muovono per rafforzarsi, specie in vista della ripresa. Le trimestrali annunciano conti e utili a passo forzato, le banche sono sempre piu' spinte ad aprire i cordoni della borsa.
La settimana dopo Ferragosto ha visto una raffica di annunci, la Berkshire Hathaway di Warren Buffet che rileva la compagnia ferroviaria Burlington Northern, l'offerta da quasi 39 miliardi di dollari della Bhp Billiton per rilevare la canadese Potash (numero uno al mondo nel campo dei fertilizzanti), Intel che lancia un'offerta per McAfee da 7,7 miliardi e a Londra Rsa Insurance mette sul tavolo 5 miliardi di sterline per il ramo vita di Aviva (respinta pero' da quest'ultima).
Ma le cose non sono per niente rosee, fa notare qualche analista. Secondo cui le imprese - in particolare quelle Usa ma anche in Europa - hanno incassato i vantaggi degli stimoli pubblici, non solo sotto forma di incentivi ai consumi ma anche sul fronte della politica monetaria. Fanno utili in massa ma non mettono risorse per assumere ma preferiscono puntare direttamente ad altre imprese.
Per gli stessi analisti la colpa sarebbe - negli Usa - legata alla riforma sanitaria di Obama, che ha fatto aumentare il costo del lavoro. Ma i segnali sono gli stessi anche in altre aree del mondo, ad esempio in Europa. Senza contare che la recessione ha fatto crollare i salari, un addetto in un call center negli Stati Uniti costa quanto un suo concorrente in India, il che e' tutto dire.
Fonte Miaeconomia.it
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